Benvenuti! Telefonateci ai n. 0622796355 - 3473157728.  Siamo a ROMA in Piazza Sempronio Asellio 7 (metro A Giulio Agricola/Tuscolana/Don Bosco/Cinecittà)

Il C.I.S.P. ti offre la possibilità di avere a disposizione gratuitamente per trenta minuti uno Psicoterapeuta a cui poter fare qualsiasi tipo di domanda riguardante il potenziamento del tuo BENESSERE. Per usufruire del servizio...

DIRE ADDIO AL FUMO E’ UN’IMPRESA POSSIBILE.

di Mariantonietta Fabbricatore

 

In questi ultimi anni si osserva un interesse, sempre più evidente, a far si che la legge contro il  fumo entri definitivamente in vigore e, di conseguenza, smettere di  fumare si stà profilando come una necessità urgente per molte persone. Si assiste, pertanto, al proliferare di iniziative che promettono validi aiuti nel raggiungimento di tale obiettivo ma, dall’analisi dei dati sull’uso delle sigarette, si evidenzia che smettere l’abitudine del fumo non è così semplice.Di fronte a tali risultati non si può fare a meno di dedurre che modificare il comportamento del fumare non è solo una questione di forza di volontà. Il fumo, infatti, è un comportamento appreso che poi si trasforma in abitudine per la contemporanea associazione di potenti vantaggi a livello psicologico e sociale che portano a consolidare l’abitudine. Il fumatore nel corso del tempo diventa schiavo della sigaretta e si verifica, nell’organismo, un automatismo che viene definito con il termine “dipendenza”. Nell’ambito del fenomeno della dipendenza ci sono due componenti da considerare, la dipendenza fisica che si manifesta con l’esigenza di fumare un certo numero di sigarette per mantenere costante il livello di nicotina nel sangue e la dipendenza psicologica legata ai vantaggi psicosociali derivanti dall’so della sigaretta. Questi vantaggi favoriscono nel fumatore un senso di benessere, di sicurezza ed aiutano a controllare l’ansia ed il disagio. Si comprende così che, per tutte queste implicazioni, la sola forza di volontà non è sufficiente a far cambiare idea al fumatore. A convalidare il fatto che smettere di fumare non è una impresa facile si sono aggiunti i risultati di alcune ricerche scientifiche che hanno messo in evidenza come, in un’area del cervello, conosciuta come diencefalo, l’immagine della sigaretta è associata automaticamente con i gesti ed i movimenti della vita quotidiana e si è visto che è da questa zona che parte il comando che induce ad accendere una sigaretta. Un altro dato importante che ci aiuta anch’esso a comprendere perché smettere di fumare non è solo una questione di volontà è che nel diencefalo è situato anche l’ipotalamo, la struttura cerebrale che controlla molte funzioni corporee denominate vegetative proprio per intendere, con tale termine, il fatto che non sono sotto il controllo delle strutture del cervello razionale e quindi sono indipendenti dal dominio della volontà.Inoltre è stato valutato il fatto che un fumatore che smette di fumare solo grazie alla forza di volontà corre il rischio di restare imprigionato in una logica di sacrificio e di privazione, per cui pensa con frustrazione alla mancanza della sigaretta, che  viene considerata, in questo caso, un piacere perduto. Pertanto diventa più probabile che si sviluppi la tentazione di trovare un sostituto ma, così facendo, il rischio di andare incontro ad una ricaduta diventa sempre più probabile. Quindi, l’individuo che desidera smettere di fumare, al contrario, deve uscire dalla logica del sacrificio e della privazione, il fumo non deve più essere visto come un piacere ma invece si devono iniziare a valutare gli effetti svantaggiosi sia nel breve che nel lungo termine.

Robert Malimard, medico ricercatore e fondatore della “Sociètè de Tabacologie Francoise, ha coniato il termine DEFUMARE in sostituzione della espressione negativa “smettere di fumare” proprio per iniziare a pensare positivamente all’impresa di liberarsi dalla dipendenza dal fumo. Il ricercatore francese afferma inoltre che la forza che deve spingere il fumatore a defumare non è la volontà ma bensì il desiderio di liberarsi dall’abitudine.

Stando così le cose è semplice comprendere che l’unico modo efficace per smettere l’abitudine al fumo è quello di seguire un programma di modificazione comportamentale e cognitiva basato su di una strategia in grado di far eliminare il condizionamento di certi riflessi. Attualmente non è più considerata necessaria la terapia farmacologica per superare la fase di astinenza dalla nicotina in quanto è noto che tale sostanza viene eliminata rapidamente dall’organismo e quindi non è giustificato mantenerla in circolazione con i cerotti ed i chewing-gum o intervenire con altri medicamenti. D’altra parte è stato verificato sperimentalmente che il fabbisogno quotidiano di nicotina è molto basso, pertanto l’alto numero di sigarette consumate da un accanito fumatore dipende da una necessità puramente psicologica e non fisologica. Il timore di ingrassare potrebbe rappresentare un altro importante ostacolo per chi decide di smettere di fumare ma secondo le ultime indagini è stato stimato che gli uomini in media acquistano solo 2 Kg e le donne 3,8Kg. In conclusione oggi liberarsi dalla schiavitù della sigaretta è possibile ed è una impresa sempre più facile da compiere a patto di mettere in atto la giusta strategia che deve essere fondata su alcuni elementi essenziali rappresentati, in prima istanza, dal desiderio di compiere tale passo e, successivamente, dal seguire un training per modificare le abitudini e disinnescare gli automatismi legati all’atto del fumare. L’individuo che decide di “defumare” deve imparare a bloccare tutti i riflessi che lo legano alla sigaretta per fare ciò è necessario autosservarsi e compilare un diario nel quale saranno registrate le sensazioni e gli automatismi collegati all’accensione della sigaretta. Essere a conoscenza di questi automatismi non significa riuscire subito a bloccarli ma rappresenta senz’altro il primo passo per capire come la gestualità della sigaretta sia associata alle diverse situazioni del quotidiano e, quindi, consente al soggetto di elaborare una strategia utile per uscire da tutti gli automatismi correlati. Inoltre per vincere la dipendenza è necessario individuare e poi smontare le idee che fanno credere di desiderare la sigaretta. Scoprire che l’uso della sigaretta è parte di un riflesso condizionato e non una libera scelta può, paradossalmente, stimolare anche il più accanito fumatore a pensare che l’unica vera libera scelta è quella di decidere di diventare un non fumatore. La battaglia contro il fumo è una impresa lunga e difficile ma possibile e durante tale impresa alcune ricadute devono essere prese in considerazione e non solo viste come fallimenti ma come tappe di un processo di apprendimento di un nuovo comportamento quello del “defumare”.

 

·        Bibliografia

1.      Ministero della Sanità-Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori: I gruppi per smettere di fumare. Guida per i conduttori. Roma 1987

2.      Istituto Superiore di Sanità: Linee guida cliniche per promuovere la cessazione dell’abitudine al fumo,2000

3.     Giacomo Mangiaracina: Curare il Fumo. Manuale per i conduttori dei programmi antifumo.Edup, Roma, 2003 

4.    Tabaccologia, organo scientifico di aggiornamento, documentazione e ricerca, della Società Italiana di Tabaccologia (SITAB).

 

  P S I C   T V  La Web Tv per la Psicologia e La Psicoterapia   

 


CISP

www.psic.tv  www.cisp.info  www.attacchidipanico.it  www.psicoterapie.org  www.tossicodipendenze.net
 www.disturbisessuali.it  www.ossessioniecompulsioni.it  www.terapiadicoppia.it  www.prevenzione-psicologica.it www.psicosi.net  www.fobia.it  www.depressioni.it  www.ansie.it  www.infanziaeadolescenza.info  www.terapiedigruppo.info  www.psicoterapie.info  www.lavorodigruppo.eu www.disturbialimentari.com

ritorna alla homepage

Copyright © CISP