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UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI URBINO

CATTEDRA DI PSICOLOGIA DELLE DIPENDENZE

e

CENTRO STUDI E RICERCHE DI PSICOLOGIA E PSICHIATRIA “NOSTOS”

Senigallia (AN)

 

L’utilizzo della pratica Yoga nella Dipendenza da Internet.

Uno studio sperimentale.

Moreno Marcucci, Giuseppe Lavenia, Valentina Lamacchia

 

Lo schermo del computer è lì davanti, a due spanne dalla retina. Per decine di milioni di Persone  quel rettangolo retroilluminato è il campo di battaglia dentro a cui si svolge la giornata di una persona affetta dalla dipendenza da internet (IAD) ma inconsapevole del problema. Tutte le volte che il click del mouse si collega a questa grande rete di informazioni, si possono aprire varie finestre portando l’individuo a una realtà irreale. Internet è l’immagine di una grande, enorme città che cambia e varia ogni giorno, a volte, addirittura in tempo reale, e come ogni città, si può trovare di tutto: dal quartiere residenziale, negozi per ogni genere di acquisti, bassifondi dove prevale la malavita, musei e biblioteche, luoghi per discutere e così via; egualmente gli “incontri” che vi si possono fare sono i più diversi perché “in giro” ci sono tutti i tipi psicologici possibili della nostra società che “passeggiano” e dicono la loro e si relazionano agli altri. Questa “rete”, però, può anche riportare all’immagine di una grande “ragnatela” globale in cui si può rimanere “intrappolati”, il cyber-ragno è quell’aspetto della realtà virtuale che succhia, rinsecchisce e stereotipizza il repertorio di emozioni che ogni essere umano ha a sua disposizione, la preda è chi resta prigioniero di ciò che appare essendo per questa via indotto a costruirsi una immagine semplificata del (suo) mondo.

In realtà i professionisti della psiche hanno osservato questo fenomeno con attenzione, curiosità e interesse trovandosi a formulare teorie sulla relazione tra “virtuale e reale”. Effettivamente chi si collega, in qualche modo, allarga il suo campo mentale, compie un’ operazione di ridefinizione del proprio campo percettivo della realtà e di conseguenza della propria identità, del proprio Io e questa nuova dimensione del reale, che può assumere o meno caratteristiche patologiche, finisce per assumere qualità di “esperienza vissuta”: secondo la pragmatica della comunicazione umana, comportarsi come se qualcosa fosse realmente accaduto non provocherà l’evento ipotizzato ma ne renderà reali e concreti gli effetti; così anche se internet è un mondo sintetico, non altrettanto lo sono i sentimenti, reazioni e cognizioni che si generano all’interno della rete. Così il virtuale si è emancipato ed è diventato reale; questa realtà poi  diventata così presente da modificare anche il nostro modo di vivere, le relazioni sociali, il linguaggio e l’educazione. Non dimentichiamo che vivere l’emozione del conoscere e del conoscersi in un contesto interpersonale, non solo quando si è in internet on line ma anche in diretta, dal vivo, apprendere a “esplorare” il mondo esterno mantenendo il contatto emotivo con il mondo interno, e viceversa, consente lo sviluppo delle più importanti capacità umane, sviluppa alla competenza alla vita; le relazioni in internet mediate dal computer, hanno il potere di infiacchire fino a disattivare il sistema immunitario emotivo dell’individuo. Questo cattivo uso della rete sta ponendo i terapeuti di fronte ad un aumento di patologie tradizionali ed al formarsi di nuove patologie più specifiche cui la psicoterapia tradizionale potrebbe fare fatica a porre rimedio senza un adeguato aggiornamento e nuove riflessioni .

Il lavoro mira a non sottovalutare il metodo scientifico d’indagine delle cause e delle sofferenze umane che è riposto nella pratica dello Yoga.  

Sebbene sia impossibile dare una precisa definizione della dottrina a cui ci riferiamo, essa si avvale delle sue pratiche della Yoga-terapia, che studia gli effetti benefici della posizione e degli esercizi applicandoli per il mantenimento del benessere, il ristabilimento dell’èquilibrio energetico e per la cura di eventuali disturbi a livello psichico e fisico. Intravedere nel corpo il tempio dello spirito significa principalmente curare tale corpo, ripulendolo dalle possibili impurità. Dal punto di vista psicologico lo Yoga ha esplorato nei secoli la mente ed i suoi meccanismi, e ha impresso nelle pratiche e nelle letterature di riferimento la conoscenza del subconscio, quale contenitore tanto delle sregolatezze, rispetto all’ideale equilibrio, quanto dei punti di forza per avvalersi in una terapia alternativa, ma efficace per il recupero dei disequilibri acquisiti. L’ipotesi di questo nostro lavoro, ha avuto come primo obiettivo il tentativo di valutare, attraverso la somministrazione del test (I.T.T.2)[1], il grado d’intossicazione (coinvolgimento) raggiunto dai soggetti nei confronti della nuova tecnologia Internet. Nella costruzione degli item del test e del “colloquio” sono state considerate tre dimensioni teoriche ed alcuni elementi specifici per ognuna di esse:

-               Dipendenza: tolleranza, abuso, astinenza, impatto sulla vita reale (relazioni, salute, lavoro, abitudini).

-                Tratto[2] impulsivo: si è preferito indagare questo punto poiché, dai numerosi colloqui effettuati, è emerso che il net-dipendente, e in generale buona parte degli utenti valutati,  tendono a scaricare su internet  malumori, frustrazioni e depressioni. L’azione impulsiva appare loro gratificante, ma malauguratamente tale appagamento è patologicamente distorto poiché denuncia l’incapacità del soggetto a sopportare tensioni e frustrazioni.

-                Tratto schizoide: Grande importanza è stata data alla valutazione dei loro divertimenti in rete che di solito tendono ad aumentare lo stato di isolamento dalle altre persone. I soggetti con questo tratto mostrano, infatti, un particolare interesse alle cose, agli oggetti e alle macchine.

Ne sono derivate tre scale, la prima consente al terapeuta di evidenziare il grado di dipendenza raggiunto, mentre le restanti due evidenziano la possibile predisposizione  psicologica che è alla base della net-dipendenza.

·               SCALA della DIPENDENZA (SD): evidenzia i sintomi ed i comportamenti della dipendenza, tra cui tolleranza (aumento progressivo del tempo di connessione), astinenza, ipercoinvolgimento, impatto sulla vita reale.

·         SCALA dell’IMPULSIVITA’(SI): rileva frustrazioni, aggressività, rimorsi e pentimenti, relazioni sociali.

·         SCALA SCHIZOIDE (SH): . mette in evidenza la difficoltà da parte dei soggetti di formare relazioni sociali stabili, la loro tendenza ad essere individui “solitari” e la loro inclinazione ad integrarsi in gruppi.

Il questionario è  stato somministrato su un piccolo campione di  100 soggetti sparsi nella provincia del territorio Marchigiano[3], d’età compresa tra i 18 e i 30 anni reperiti grazie alla collaborazione di diverse scuole superiori, internet point e biblioteche multimediali.

Le valutazioni dei test hanno rifornito i seguenti risultati:

¨             L’80 % dei soggetti sono risultati utenti “normali”, di cui il 35 sono donne, il 45 sono uomini. Il 12% sono risultati utenti “problematici”, di cui 8 uomini e 4 donne. Il 2% dei soggetti testati, è risultato appartenere alla soglia utenti a “rischio”, 2 uomini e nessun soggetto donna. Il 4% dei soggetti testati, è risultato appartenente alla soglia utenti “abusatori”, di cui 3 uomini e 1 donna. Il restante 2% dei soggetti è risultato appartenere alla soglia degli utenti “dipendenti”, di cui 2 uomini, nessun soggetto donna.

Tra i soggetti dipendenti, che hanno preso parte alle sedute yoga,  ci è sembrato opportuno inserire una ragazza abusatrice, perché il suo punteggio era al limite della soglia di dipendenza e il suo tratto schizoide come punteggio rientrava nella terza categoria. Dal colloquio con i soggetti sono emersi certi aspetti delle loro vite, che venivano compromessi da tale patologia. Il secondo obiettivo, quello principale, ha  riguardato l’applicazione pratica di Yoga nidra su soggetti estrapolati dai risultati del test, che evidenziavano una dipendenza e la loro disponibilità nel sottoporsi a questa pratica che li aveva incuriositi; oltretutto loro erano ignari dell’esistenza di una patologia da internet. Lo scopo  fondamentale di questa ricerca, è stata quella di valutare e osservare come le tecniche di rilassamento orientali, potrebbero essere di maggior supporto nelle strategie di terapia moderna, indirizzata a  quei soggetti  portati a sviluppare  dipendenze da sostanze, internet, relazioni sentimentali,  e  tutto ciò che costruisce, elabora e agisce sui nostri vissuti di vita. Oltre che alla presenza di altri fattori concomitanti  non trattati in questo lavoro, quali i tratti depressivi, i disturbi ossessivi, la dipendenza da Internet può essere anche dovuta ad un tratto di personalità schizoide più o meno marcato. L’approfondimento e la descrizione di come si sono svolte le sedute e di quello che è lo schema della pratica yoga nidra è stato sviluppato grazie alla collaborazione del centro Yoga Rasa della città di Pesaro e soprattutto alla disponibilità dell’insegnante Maurizio, che ha seguito il gruppo che aveva aderito alle sedute, nelle varie fasi caratteristiche della pratica di yoga nidra, che è un metodo semplice e non intellettuale che, non solo rilassa profondamente le tensioni fisiche, mentali ed emozionali, ma agisce direttamente sulla psiche. È uno strumento pratico che aiuta ad aumentare il livello di consapevolezza, ad entrare in contatto con la mente pre-conscia e inconscia ed a iniziare un percorso di ristrutturazione della personalità. Questa tecnica di rilassamento cerca di sviluppare l’attitudine del “testimone neutrale” in modo da permettere alle tensioni emozionali bloccate di liberarsi più facilmente. Attraverso fasi specifiche delle pratiche vengono favoriti lo stato catartico e l’accesso a dimensioni più profonde della mente. Questo permette di iniziare a riconoscere, prima, e ad eliminarne dopo le cause che hanno prodotto il blocco o il disturbo emozionale alla base della dipendenza e successivamente  permette di utilizzare l’energia cristallizzata nel tentativo di tenere a bada le problematiche personali per il processo di trasformazione di tali tendenze distruttive. In Yoga i “Samskara[4] “vengono definiti come la memoria cellulare, il magazzino di tutte le impressioni sensoriali che l’essere umano riceve a livello conscio, preconscio e inconscio, attraverso ogni esperienza fatta nel corso della vita (o vite precedenti). Rivivere eventi o situazioni che riportano alla memoria il ricordo di una esperienza simile, precedentemente vissuta e apparentemente sepolta in qualche area della mente, significa che, anche le sensazioni ad essa collegate, vengono riportate alla mente conscia e che il comportamento ne viene inconsapevolmente influenzato. È  proprio quanto succede al tossicodipendente: il ricordo dell’esperienza si presenta e fa sì che un desiderio irrazionale e incontrollabile lo spinga a riprendere la vecchia abitudine. Nello stato di yoga-nidra l’emissione delle onde celebrali è principalmente di tipo alfa, in questa fase la mente è in una condizione di alta ricettività, pronta a ricevere e a trattenere le autosuggestioni che il praticante le fornisce. Così, essa diventa terreno fertile per seminare e far crescere il “Sankalpa”. Questa parola sanscrita ha il significato di proponimento, risoluzione, affermazione positiva di una condizione che viene sintetizzata in una frase ripetuta mentalmente e visualizzata durante un particolare momento della pratica di yoga-nidra.

Il Sankalpa[5], entra direttamente nella mente pre-conscia e di qui, successivamente, viene trasferito a livello conscio e trasformato in forza di volontà. Diventa così uno strumento molto potente per favorire la riabilitazione morale, per rieducare e ad avere fiducia in se stessi, per essere più consapevoli e responsabili delle proprie azioni, per affrontare le difficoltà e per auto-disciplinarsi. Una particolare forma di yoga-nidra, che lo psicologo Assagioli ha definito desensibilizzazione, può essere utilizzata, da insegnanti di yoga adeguatamente qualificati, con buoni risultati, dopo una lunga e specifica preparazione che abbia consolidato nel soggetto l’attitudine del “testimone  neutrale”: il non coinvolgimento e la disidentificazione. Si tratta di far rivivere, durante la tecnica, le immagini dettagliate di un particolare avvenimento negativo, lasciando affiorare emozioni e reazioni di ogni tipo connesse a quell’evento; questa fase della pratica viene fatta seguire più volte finché le reazioni diventano progressivamente sempre meno intense fino a sparire; a questo punto viene proposto di immaginare la trasformazione positiva dell’evento e, contemporaneamente vengono suggerite delle suggestioni di rinforzo: giuste azioni, rapporti, relazioni con se stessi e con gli altri, autostima, al fine di favorire la ristrutturazione delle capacità individuali di espressione. La padronanza ottenuta su quello specifico evento, modifica il comportamento e produce un cambiamento nell’attitudine di base nell’individuo. Durante yoga-nidra, attraverso la rotazione di consapevolezza intorno alle differenti parti del corpo fisico e sugli organi interni, nella mente pre-conscia si sviluppa l’idea di uno schema corporeo sano e ben definito, si verifica una regolarizzazione del tono vegetativo ed uno stato di profondo rilassamento psico-fisico. Quando questo stato si consolida e diventa duraturo, si stabilisce una condizione che Paramahansa Satyananda definisce “immunità nei confronti dell’azione devastante delle frustrazioni, conflitti, difficoltà che un individuo deve per forza affrontare nel corso della propria vita”. La pratica di Yoga Nidra, è una pratica molto delicata, i suoi benefici sono molteplici ed intensi, ma ha anche delle limitazioni e controindicazioni; bisogna iniziare gradualmente una serie di sedute brevi che contengano solo la consapevolezza, il conto del respiro e la rotazione di consapevolezza intorno al corpo, in modo da valutare le reazioni di chi la pratica e procedere in modo adeguato. In seguito viene introdotto il richiamo delle sensazioni sensoriali, quindi le visualizzazioni che stimolano la facoltà dell’attenzione.

Può succedere, durante una seduta Yoga Nidra, ( anche in persone non soggette allo dipendenza ), di provare sensazioni di capogiro, ronzio alle orecchie, nausea, leggera tachicardia che sono reazioni di adattamento al tentativo di ricerca di un nuovo equilibrio vegetativo; a volte il praticante riferisce di provare sensazioni strane in zone particolari del corpo che potrebbero essere in relazione a trauma subiti nel passato e che  devono essere considerate come una scarica emotiva. Lo yoga nidra può costituire un ‘importante via per coloro che non hanno sviluppato un’autoconsapevolezza sufficiente per essere in grado di valutare le proprie azioni e reazioni interiori. Su tutti e tre i soggetti, inconsapevoli di avere una dipendenza da internet, si è potuto riscontrare, dalla seconda somministrazione del test e dalle relazioni scritte, lievi migliorie psico-fisiche che hanno affievolito tutti quegli stati di stress, ansia, tensioni, sonnolenza e irrequietezza caratterizzanti i soggetti all’inizio delle sedute di yoga nidra e apportando miglioramenti positivi nella percezione di loro stessi. Il lavoro da noi svolto, mira a introdurre lo yoga come possibile  terapia di supporto, per quelle persone che trovano delle soddisfazioni solo attraverso le loro piccole ossessioni e sono restie quindi, nell’affrontare una psicoterapia. La relazione sinergica tra l’approccio yoga (mira al raggiungimento di stati di coscienza piu avanzati) e la psicologia moderna ( mira al recupero di squilibri emotivi), che analizzano entrambe la crescita e l’evoluzione in punti diversi dello spettro, può apportare un proprio contributo costruttivo. E' proprio questo il punto di forza della disciplina yogista, ovvero si prefigge lo scopo di stabilire una buona armonia psico-fisica affinché essa attivi meccanismi selettivi automatici su quelli che sono le abitudini e i comportamenti di un individuo. Ogni giorno molti utenti rischiano di allontanarsi dai rapporti interpersonali “vis a vis” indispensabili per una vita sana e socialmente equilibrata, preferendo le relazioni virtuali; questo porta ad una spersonalizzazione ed a una proiezione del proprio Sé.

Si è potuto notare come lo yoga nidra ha ridotto le paure, tensioni, ansie, fatto  acquistare più fiducia in se stessi.

In conclusione tutto ciò porta a comprendere che i motivi principali per cui un individuo cade in determinate dipendenze, (da sostanze, alcol, internet,..) si possono per lo più attribuire al vuoto interiore causato da un basso livello di autostima, ovvero una scarsa fiducia nelle proprie capacità, un senso d’inadeguatezza, e dall’assenza di forti valori morali e di un  Sé ideale. Tutti stati emotivi associabili alla depressione, all’ansia, che possono manifestarsi con l’aggressività, il risentimento e l’irritabilità. La scarsa autostima rende le persone molto vulnerabili alla nascita di ossessioni, specie se queste le “aiutano” a liberarsi dalla scarsa considerazione di se stessi. Dalle varie ricerche effettuate si può dire che lo yoga è un sistema integrato che lavora con la serie completa di abitudini e di emozioni, aspetti razionali e irrazionali del nostro essere; fornisce una prospettiva dalla quale ci si può sganciare dall’identificazione di una personalità infelice che l’individuo ha creato per se stesso e dai ruoli negativi che ha adottato.

   

BIBLIOGRAFIA

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·     R. Ciofi, D. Graziano, "Giochi pericolosi? Perché i giovani passano ore tra videogiochi online e Comunità virtuali", Franco Angeli Editore, Milano, 2002.

 


[1] Internet Addiction Disorder: valutazione del fenomeno in Italia, M. Marucci G. Lavenia,  pubblicato su CISP - Rivista telematica semestrale di PSICOLOGIA e PSICOTERAPIA, Editore CENTRO ITALIANO SVILUPPO PSICOLOGIA numero I (2° semestre 2003).

[2] Tratto: caratteristica stabile e duratura che rende diverso ogni individuo da tutti gli altri.

[3] Pesaro-urbino, Fano

[4] Tendenze mentali accumulate, residuo di esperienze passate; impressioni latenti nella mente

[5] Proponimento spirituale; affermazione positiva impressa nella dimensione mentale preconscia

durante la pratica di Yoga-Nidra

 

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