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Ultramaratoneti videointervistati dallo psicologo

di Matteo Simone

 

Attraverso brevi interviste ad alcuni partecipanti alla 100 km degli Etruschi”, ho raccolto impressioni, sensazioni e testimonianze con l’intento di comprendere le motivazioni a intraprendere questo tipo di imprese estreme che comportano un’estenuante prestazione sportiva, considerata la lunga distanza la cui percorrenza può protrarsi fino alle 15 ore, tempo massimo stabilito.

Dalle risposte emerge che il correre per tanto tempo è un momento di libertà, è liberatorio rispetto ai problemi che lasciano a casa, è gratificante, riporto alcune risposte:

“Che senso ha la corsa per lei?”

“La corsa è uno sport che ti libera tutte le cose che hai in mente, ti spiego in parole chiare: non pensi ad altro, pensi solo a correre, i problemi li lasci alle spalle”;

“Mi toglie tanti problemi dalla testa che ho in famiglia, mi scarica e vuol dir tanto, è la cosa più fondamentale della mia vita”;

“Mi piace stare con altri, con amici, confrontarsi con altri, dialogare per arricchirci”;

“Liberazione, quando torno dal lavoro se non corro sto male, torno a casa dopo la corsa, faccio la doccia, sto bene, sono un’altra persona, non potrei stare senza la corsa”.

“Che significa per lei correre per 100 km ?”

“Ti prende, sembrano tanti, è una passione, durante il percorso la mente pensa tante cose, scopri tante cose interiori, è un modo per rilassarsi”;

“Una passeggiata, per le 24 ore che faccio è metà percorso”

“Libertà, tante ore da sola”.

“Cosa le permette la corsa?”

“Mi gratifica, nel senso personalmente di star bene, avere soddisfazioni, presenze in nazionale, mi gratifica tantissimo”;

“Contatto con natura, mi gratifica molto”.

Sono coscienti che quello che si apprestano a fare è un’impresa, una sfida, dichiarano che questo tipo di gara è considerata dai non addetti ai lavori una pazzia, ma sono determinati nella loro impresa e sono consapevoli rispetto a quello che si apprestano a fare, comprese le sofferenze a cui potrebbero andare incontro, ecco alcune risposte:

“Cosa ti appresti a fare?”

 “Proverò a fare questa 100 km , spero che Dio me la mandi buona, sono tanti, farò il possibile, sarebbe un sogno bellissimo”

 “Sono un amatore, penso di finirla entro il tempo massimo, una gara che mi appassiona durante tutto il percorso, penso di finirla”;

“Cerco, come gli altri, di concludere questa gara impegnativa, oltre a comportare parecchio tempo, 100 km sulle gambe stanca abbastanza, è una sfida personale con te stesso raggiungere il proprio limite”;

“Tento di fare questa pazzia, se sapessi di arrivare non partirei, mi piacerebbe arrivare”.

“Gli altri cosa pensano di te?”

“Mi considerano pazza”;

“La mia ragazza mi sopporta ma è contenta, gli altri amici sono orgogliosi”;

“Mi prendono per pazzo”.

Alcuni hanno fatto presente che durante questa competizione non è determinante solo la preparazione fisica, ma anche la componente mentale, ecco alcune risposte:

“Cosa ti spinge a correre?”

“Penso che la maratona sia la metafora della vita per colui che vuole arrivare a 100 anni, concluderla è l’ottimismo della vita, quindi ci si sente ultraterreni a percorrere una corsa a piedi di 100 km ”;

“Ho iniziato per dimagrire, nel giro di 1 anno sono andato in forma, sono emozionato, non mi aspettavo di contribuire a vincere la medaglia d’oro, volevo fare una bella gara”

“Cosa scopri di te stesso?”

“Viene fuori quello che normalmente non viene fuori, il muro da battere è dentro di te, ti da la possibilità di fortificarti, aiuta a combattere il dolore, dispiaceri”;

“Durante ogni competizione cerco di scoprire qualcosa in più di me stesso, in questa disciplina l’auto-conoscenza è fondamentale, per come sono devo partire prudente, mi aiuta psicologicamente vedere che sono in rimonta anziché in riserva e che la sto consumando”;

“Non mollo mai, non mi sono mai ritirato, in qualche maniera devo arrivare, ho stretto i denti, ho avuto i crampi, ho rallentato, nella vita quotidiana vado sempre al massimo”.

Essendo una competizione estrema, per non compromettere la propria integrità fisica, è importante stare in contatto con se stessi per poter e voler decidere, nel caso se ne sentisse il bisogno, di fermarsi e ritirarsi, decidendo di non portare a termine la sfida prefissata. Ma ciò non è accettato ben volentieri da molti, in quanto per prepararsi ad affrontare tale competizione, si è investito in termini di tempo e di preparazione fisica facendo anche rinunce, come si evidenzia dalla seguente dichiarazione: “Ho fatto…speravo di fare 100 km , speravo di portarla a termine, mi hanno sempre appassionato le lunghe distanze, sono diventato bianco, ho avuto una crisi ipoglicemica, mi hanno ammanettato…fermato, imbarrellato, misurato la pressione, etc., mi hanno fatto saltare”.

Questa gara è valida sia come campionato mondiale ed europeo sulla distanza di 100 km, sia come gara aperta ad atleti amatori.

La gara femminile è stata vinta dalla Russa Tatyana ZHIRKOVA con il tempo di 7h23’33’’ che ha preceduto la Statunitense Kami SEMICK e l’Italiana Monica CARLIN che ha concluso la gara in 7h35’38’’, la Russia ha ottenuto anche il titolo a squadra femminile grazie ad altre due atlete arrivate 4^ e 8^.

Giorgio CALCATERRA, il tassista di Roma, è stato il primo a tagliare il traguardo in 6h.37’41’’ aggiudicandosi il titolo Mondiale ed Europeo precedendo un Polacco, uno Spagnolo, un Finlandese ed un Francese, all’Italia è andato anche il titolo a squadra maschile grazie agli altri due Italiani: Marco D’INNOCENTI ed Andrea RIGO arrivati rispettivamente 6° e 7°.

I filmati sono visibili su PSIC TV ( www.psic.tv ), la WEB TV per la PSICOLOGIA e la PSICOTERAPIA. Il video dura 17 minuti e 36 secondi, per caricarsi richiede circa una decina di minuti.

 

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