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"L'eleganza del comportamento è conseguenza di un sereno dominio delle inclinazioni naturali (Giovanni della Casa)

Paola Locci

Un passaggio importante dalla fase infantile alla fase adulta del ciclo vitale di un essere umano penso sia l’acquisizione delle competenze sociali. Tale passaggio coincide in parte con la fine del fisiologico “egocentrismo” infantile e la graduale presa di coscienza che ogni individuo non è il centro del mondo, ma è parte di un sistema. Per prepararli all’ingresso nel sistema sociale, una volta ai bambini si insegnava, tra l’altro, il “Galateo”* che, contrariamente a quanto oggi si crede, non era solo un insieme di regolette inutili e senza senso che sembravano esistere solo per essere trasgredite da adolescenti sanamene ribelli, nonché da adulti sedicenti anticonformisti, e da contestatori per mestiere. In realtà conteneva anche, e soprattutto, una serie di indicazioni che erano il collante della convivenza civile (dove per civile si intende progredito, evoluto, educato). Ora è passato di moda, sostituito, a volte, dal più trandy “bon ton” maggiormente seguito peraltro, insieme alle liste di cosa è in e cosa è out, quando suggerisce atteggiamenti esteriori rientranti nel cosiddetto look. I bambini vengono incoraggiati generalmente ad essere sinceri, a non avere segreti, ad essere spontanei: tutto questo è dovuto per lo più ad una necessità di controllo – altresì comprensibile - da parte dei genitori. Ma ad un certo momento il bambino capisce che non sempre si può essere del tutto spontanei e sinceri fino in fondo, pena le reazioni scandalizzate o stizzite degli adulti. E a quel punto viene lasciato solo: ignorando allegramente l'aspetto dinamico di un processo formativo, nessuno, a quel punto, si prende la briga di insegnargli quando e perché le regole valide fino a quel momento non sono più valide. Insomma improvvisamente non va più bene fare pipì in pubblico, rifiutarsi di salutare qualcuno, o dire in faccia alla maestra quanto è brutto quel colore giallo senape della sua capigliatura. Fortunatamente, pian piano, ogni bambino trova da solo il proprio equilibrio, e impara a dosare con grande saggezza, e a volte con furbizia, schiettezza e reticenza, sincerità e innocenti omissioni. Ma non sempre. Può succedere, infatti, che, dopo aver imparato a proprie spese che certe cose non si fanno e scatenano nei “grandi” degli oh! di stupito raccapriccio, il bambino decida di non fare più nulla spontaneamente, di non esprimere più le proprie idee ed emozioni neppure se sollecitato, di diventare cioè una di quelle persone che da adulte vengono definite taciturne o introverse. Oppure, potrebbe diventare una persona alla perenne ricerca della cosa più trasgressiva, originale e provocatoria da fare in ciascuna occasione, cristallizzandosi in una condizione di adolescenza perpetua, con esiti talvolta irritanti, talvolta ridicoli. Sono persone facilmente riconoscibili: è sufficiente che ci sia un cartello di divieto perché si impegnino subito a fare la cosa vietata sotto il medesimo cartello; nelle conversazioni non concordano mai, per principio, con nessuno; se fumatori, si accendono la sigaretta appena le porte della metro si aprono, e non perché non resistano ancora un minuto, ma solo per affermare con una piccola trasgressione il loro piccolo diritto all’autodeterminazione. Per questi “liberi pensatori” le parole formale, formalità, formalismo sono bestemmie; preferirebbero sentirsi chiamare assassini piuttosto che formalisti, al punto che quest’ultimo termine ha assunto definitivamente una connotazione negativa. Peccato che non sappiano quasi mai contro chi e contro cosa stanno combattendo. Se posso avanzare un’ipotesi, direi che combattono le antiche contraddizioni che sono state loro ammannite da bambini. Eppure, anche senza rispolverare il vecchio Galateo ormai in pensione, basterebbe spiegare, al momento giusto, che è un vantaggio per tutti che agli adulti non siano permessi gli stessi comportamenti che vengono accolti con un sorriso divertito se si tratta di bambini. Che le regole formali della convivenza civile – diverse per ogni società ed epoca - sono norme e comportamenti convenzionalmente concordati e adottati da una determinata società, in una data epoca, per facilitare i rapporti tra le persone. Che il rispetto di tali regole non è necessariamente sinonimo di falsità o ipocrisia, ma si traduce spesso in puro e semplice “rispetto”, lo stesso di cui anche noi possiamo godere. Che la spontaneità può essere sinonimo di naturalezza e genuinità, ma anche di primordiale istintività, più consona all’uomo delle caverne che all’evoluto uomo moderno, al quale si dovrebbe poter richiedere, senza essere tacciati di bieco ipocrita conformismo, se non l'“eleganza del comportamento”, almeno “un sereno dominio delle inclinazioni naturali”. Che ignorare o disprezzare la buona educazione non ha niente a che vedere con la Libertà.

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